La Piazza Avvenimenti QUINDICINALE DI LIBERA INFORMAZIONE
N. 10 DEL 29 MAGGIO 1999

Giochi da spiaggia

 

di Paolo Gambi

Il tempo passa, e l’estate si avvicina. Anzi, forse possiamo dire che ci siamo pienamente dentro, e che la stagione estiva è già iniziata. Effettivamente il caldo non manca, né tantomeno la voglia dei ravennati e dei turisti di affollare le spiagge. Vorrei però provare a mettermi nei panni di chi in spiaggia preferisce non andarci, o di chi ha smesso di frequentarla quando è uscito dagli anni della gioventù, e cercare di capire cosa va a fare oggi la gente sulla sabbia.

Pensandoci bene, un motivo per cui nei week-end compaiono le file sulle strade per il mare ci deve essere, deve esserci una qualche attrattiva che non sia da altre parti. Al momento questo fattore di attrazione ha un nome chiaro e preciso: divertimento. Con l’arrivo del caldo si sprigiona la voglia di stare insieme in allegria e di sollazzarsi spensieratamente; ciascuno lo fa nel proprio modo, secondo le proprie attitudini, così sorgono quelli che mi piace chiamare funny games, che sono poi gli sport e le attività da spiaggia; nei vari bagni nascono delle vere e proprie tribù: ci sono quelli che si dedicano al beccacino, o al beach-volley, oppure al beach-tennis o al calcio tennis, e quelli che molto più placidamente si divertono facendo delle chiacchiere mentre prendono il sole.

In realtà il mondo del beach-volley è forse il più chiuso ai profani, nel senso che se già non si hanno dei trascorsi nella pallavolo, difficilmente si riuscirà a raggiungere dei risultati o a vincere dei tornei, proprio perché essendoci molti pallavolisti professionisti nella nostra città, il livello medio è molto elevato. Girovagando per i bagni di Marina di Ravenna e Punta Marina, facilmente ci si imbatterà in una sfida all’ultimo sangue tra quattro giocatori di pallavolo di A1, che sfoggeranno capacità tecniche e schiacciate degne di una squadra nazionale. Ma si sa, questi lo fanno di mestiere, e cercare anche solo di sfiorare i loro livelli è per noi profani pressoché impossibile. Ma se avete qualche amico disposto, basterà comprare un normale pallone da pallavolo (oppure utilizzare quello di un qualche bagno), occupare uno dei numerosissimi campi, ed adottare le regole standard del volley.

Per i tennisti che vogliono convertire la loro attività in gioco da spiaggia, c’è poi il beach-tennis, chiamato anche più volgarmente "racchettoni". Il gioco prende il nome dal peculiare strumento che si utilizza per mandare di là dalla rete la pallina (che è una normale pallina da tennis). Generalmente il racchettone è di legno, magari costruito dal giocatore con le proprie mani, ma chi vuole atteggiarsi a professionista compra anche attrezzi dalla precisione di un cecchino, fatti su misura con plastiche e sofisticatissimi materiali. I prezzi di queste "armi" variano dalle 40.000 alle 80.000 lire nei negozi del centro, sempreché non vogliate un racchettone personalizzato fatto su commissione, che verrà a costare molto di più. Le regole sono semplicissime: la palla non può cadere sulla sabbia, e deve andare oltre la rete; per cui vince chi riesce a farla cadere nel campo avversario. Generalmente si gioca due contro due, ma c’è anche chi, avvalendosi di polmoni fuori dalla norma, riesce anche a giocare in singolo, coprendo da solo tutto il campo. Mi permetto di ricordare a proposito che chi sta facendo pensieri del tipo "se ci vado io spiazzo tutti" non tiene in considerazione il fatto che correre sulla sabbia e dieci volte più faticoso di una corsa su terra battuta, per cui per essere iniziati ad uno qualunque di questi sport, è necessario un allenamento non indifferente.

Se poi correre vi stanca, ma non volete far parte di quelli che vanno al mare solo per prendere il sole e portarsi a casa una bella abbronzatura naturale, allora siete le persone ideali per organizzare una sana partita di "beccacino", oppure, nella sua versione negativa, di "prugna". In tal caso, sarà sufficiente farsi prestare dal gestore del bagno un mazzo di carte (mi raccomando, romagnole! ), trovarsi una postazione al sole o all’ombra, a seconda dei vostri gusti, e scatenare la vostra abilità ludica; è in molti luoghi prassi che a prugna si giochi sorseggiando birra, e che alla fine siano i due perdenti a pagare, ma non prendete la cosa come regola ufficiale del gioco.

Comunque sia, in conclusione direi che abbiamo davvero delle belle spiagge ed alle spalle una lunga tradizione di attitudine al divertimento, per cui facciamoci furbi e sfruttiamo appieno questa opportunità.

 

C’É CHI GIOCA A BEACH-VOLLEY...

Intervistiamo Matteo Guerra, un giovane ravennate che il 18 giugno insieme a Ivan Gherardi disputerà la finale del torneo nazionale under 21 a Cesenatico.

Innanzitutto Matteo, che cosa ti ha spinto a dedicarti al beach-volley?

In realtà ho fatto un percorso comune a molti altri: giocavo, e gioco tuttora, a pallavolo, ed a quindici anni ho iniziato a farlo anche in spiaggia; però purtroppo si gioca a beach-volley soltanto d’estate, perché nonostante ci sia un pallone con un campo coperto a Russi, d’inverno giochiamo quasi tutti solo a pallavolo.

Ma consideri il beach-volley solo un divertimento estivo, oppure un vero sport?

È assolutamente uno sport a sé, molto e molto diverso dalla pallavolo. Magari tecnicamente sembrano la stessa cosa, ma dal punto di vista della tattica, sono totalmente differenti: intanto si gioca due contro due e questo, oltre a richiedere uno sforzo fisico ben maggiore, ti dà un’idea completamente differente di squadra. E poi per quanto riguarda la pallavolo basta avere il fisico adatto e un po’ di potenza, e sei già un giocatore, mentre per il beach devi essere un vero sportivo.

Ed essendo uno sport, ha una sua organizzazione?

Certamente, c’è un distaccamento della Federazione Pallavolo, che ricerca giocatori di pallavolo disposti a "convertirsi" al beach a tempo pieno, anche se è molto difficile, considerata la differenza di ritorno economico nei due sport; stanno comunque emergendo due tipi ben distinti di carriere: o il beach o la pallavolo. E poi è da ricordare che è già stato riconosciuto anche come disciplina olimpica.

Cosa diresti per convincere i nostri lettori ad iniziare a giocare?

Devo ammettere che se già non si sa giocare a pallavolo, non è divertente, né bello da vedere. E poi bisogna davvero essere dotati fisicamente. Ma è comunque uno sport che ti aiuta ad avere visione di campo, ed a crescere sportivamente con un compagno.

 

... E CHI A BEACH-TENNIS

Facciamo quattro chiacchiere anche con Alan Maldini, giocatore di categoria B nel tennis, e di categoria A nel beach-tennis.

Qual è il percorso che ti ha portato dal tennis al beach-tennis?

Come molti, andavo in spiaggia e vedevo altra gente che giocava; e sapendo già giocare a tennis, il passo è stato breve. In realtà non è vero che tutti partano dal tennis, non c’è bisogno di saper fare prima di iniziare il beach, anche perché ci sono molti pallavolisti che giocano ad alto livello.

E qual è il rapporto tra il beach-tennis ed il tennis: sono due cose distinte, o due varianti dello stesso gioco?

Possiamo dire che il beach è simile al tennis perché si maneggia una racchetta, e per il gioco di volo. Però, nonostante si adotti il punteggio del tennis, anche se un po’ adattato, bisogna tener presente che le misure del campo sono quelle della pallavolo. E poi sta piano piano diventando uno sport a sé: ha la sua federazione nazionale (il cui presidente è il ravennate Giandomenico Bellettini), iniziano ad esserci tornei un po’ in tutta Italia, per esempio a Lignano Sabbiadoro, Catania, Taranto; però essendo nato qui da noi, i giocatori più forti sono tutti romagnoli. C’è già una classifica individuale, una di doppio ed una di doppiomisto, ci sono tornei ormai in molte spiagge, sia di categoria A e B sia anche per chi è meno bravo (categoria C). Poi iniziano ad esserci anche campi coperti, per allenarsi anche d’inverno, come al Circolo Tre Laghi. Ci sono racchettoni da professionisti, di leghe speciali, di grafite di carbonio, che costano dalle 100.000 alle 200.000 lire. E poi direi, con molta approssimazione, che di persone che giocano solo a Ravenna ce ne saranno almeno 300-400. Insomma, inizia ad essere un vero sport.

Possiamo giocare tutti, o servono requisiti particolari?

Direi che tutti possono iniziare a giocare. È molto più semplice del beach-volley, e sicuramente ci si può divertire tanto.