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QUINDICINALE DI LIBERA INFORMAZIONE
N. 3 DEL 6 FEBBRAIO 2010

DISAGIO PSICHIATRICO

Salute mentale: nuovo approccio fra familiari e servizi

di Paolo Visani

La salute mentale è una necessità ed un obiettivo per tutti, sani e sofferenti. I problemi legati alla sua mancanza riguardano chiunque. 
Da questa semplice ma fondamentale considerazione è nata una serie di iniziative, culminate nel convegno recentemente organizzato a Ravenna dall’Associazione di familiari di malati denominata Porte Aperte e dalla Azienda USL di Ravenna. Il primo convegno organizzato dalle famiglie di pazienti psichiatrici in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale (DSM) dell’Ausl di Ravenna ha così testimoniato un nuovo e più proficuo rapporto tra familiari e servizi, improntato finalmente alla fiducia e alla cooperazione. Per la prima volta si è avuta la partecipazione ufficiale di un’Associazione di utenti/pazienti, costituitasi molto recentemente con il nome di A Testa Alta. Per la prima volta si sono chiamate la stampa e l’opinione pubblica a confrontarsi sul tema dell’immagine della malattia mentale.
Nel ravennate sono 103 i pazienti, inseriti in strutture residenziali gestite dal cosiddetto privato/sociale. Di questi 68 in strutture socio sanitarie psichiatriche e 35 collocati in strutture per anziani e per disabili. Altri 40 soggetti sono ospitati in strutture residenziali aziendali.
Negli ultimi venti anni nuove acquisizioni scientifiche hanno evidenziato come la riabilitazione debba essere il fine verso cui convergano tutti i metodi, le pratiche e le attività di un Dipartimento di Salute Mentale e come l’organizzazione dei servizi territoriali debba, conseguentemente, prima di tutto favorire un clima attento al paziente, che valorizzi la sua indipendenza, gli riconosca il diritto alle stesse aspirazioni che hanno tutti gli altri esseri umani, che miri, in sostanza, ad enfatizzarne le potenzialità e non a massimizzarne i deficit. Ciò comporta la necessità di una organizzazione dei servizi sanitari che garantisca il buon uso della residenzialità psichiatrica, una migliore accessibilità ai servizi di emergenza-urgenza, una migliore integrazione tra il DSM e gli altri servizi sanitari e sociali (ospedale, Medicina di base, servizi sociali dei comuni), perché soprattutto i pazienti gravi e con problemi multipli siano facilitati e accompagnati nei loro percorsi assistenziali, e ancora: azioni di promozione della salute mentale e di prevenzione dei suicidi e dei tentati suicidi, maggiori garanzie agli utenti rispetto ai loro diritti civili ed umani.
Dall’analisi della situazione sommariamente descritta è nata la riorganizzazione del DSM ravennate in U.O. trasversali: U. O. CSM, U.O. Emergenza-Urgenza, U.O. Riabilitazione Psichiatrica, al fine di creare una un’autonoma area riabilitativa dotata degli strumenti necessari per l’avvio di percorsi finalizzati al riapprendimento, da parte degli utenti, delle abilità necessarie per la vita quotidiana, e per l’espletamento di ruoli validi nella comunità, e a cui è stato demandato il coordinamento delle strutture preposte alla riabilitazione psichiatrica e l’assunzione delle iniziative necessarie per generalizzare lo sviluppo, nell’ambito del DSM, di una cultura e di una prassi orientate verso processi di guarigione. Il principale obiettivo perseguito è stato quello di superare il concetto di “struttura riabilitativa” per introdurre quello di “servizio aziendale di riabilitazione psichiatrica”. 
Di strada da fare, come è emerso dal confronto di opinioni, di certo ce n’è ancora tanta. Ma vero è che conoscenza e condivisione delle problematiche legate alla salute mentale servono a promuovere la salute ed il benessere mentale di tutti.