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QUINDICINALE DI LIBERA INFORMAZIONE
N. 3 DEL 6 FEBBRAIO 2010

PRESENTATA ALL’ALIGHIERI LA VENTUNESIMA EDIZIONE

Ravenna Festival, dalle tenebre alla luce

di Eléna Giroldi

Alla presenza del Sindaco Fabrizio Matteucci, è stato presentato al Teatro Alighieri il nutrito programma del Ravenna Festival 2010. La Presidente, Cristina Mazzavillani Muti, ha introdotto l’affascinante tema della ventunesima edizione, Ex tenebris ad lucem, ponendo l’accento su una dedica particolare: il Festival di quest’anno vuole essere dedicato ai sepolti vivi vittime degli ultimi cataclismi, con una vicinanza silenziosa, discreta, ma profonda; e allo stesso tempo è dedicato ai “sepolti vivi” dalla miseria, dall’egoismo, dal cinismo che sovente dominano la nostra vita sociale e le cui vittime troppo spesso ignoriamo. Si indagherà pertanto il mistero delle tenebre, del buio, della notte, consapevoli però che è proprio a partire da questo buio che si può, e si deve, cercare la luce. Ecco allora spiegato il singolare sottotitolo del tema, “S’l’è not u s’farà dè”, motto dialettale romagnolo sotto cui si cela un infinito anelito di speranza. L’accompagnamento di tale motto rappresenta quel legame vero e intenso che da sempre unisce il Festival alla nostra città e che Cristina Muti ha voluto ancora una volta sottolineare. Franco Masotti, della direzione artistica, ha evidenziato come non di pura contrapposizione fra buio e luce si intende parlare, ma di tensione dialettica fra questi due poli, di cui l’arte è continuamente espressione. Profondamente intrisa di tali temi, sarà Tenebrae, opera-fulcro della programmazione 2010, con la regia di Cristina Muti. Si tratta di un visionario affresco sonoro scandito su testi del filosofo Massimo Cacciari, commissionato al compositore Adriano Guarnieri, già autore di Pietra di diaspro del 2007: una sorta di inedito oratorio digitale spazializzato, creato con le più aggiornate tecniche di elaborazione dell’immagine e del suono. Da questo “cuore di tenebra” che è l’opera di Guarnieri si irradia poi una galassia di “riti notturni” che ci ha illustrato Angelo Nicastro, l’altro direttore artistico del Festival: immersi nell’oscurità delle nostre antiche basiliche, la dimensione di straniamento si coniuga con la profonda spiritualità che antichi riti e liturgie oggi dimenticate riescono a sprigionare. Dalle musiche medievali fino ai contemporanei Pärt, Sciarrino e Rihm, si snoderà un interessante viaggio nella musica sacra, assieme a prestigiosi ensemble quali Cantar Lontano, Harmonicus Concentus, La Stagione Armonica e Odhecaton; la voce di Alessandro Preziosi ci condurrà “nel più segreto fondo” dell’anima di S.Agostino d’Ippona, leggendo brani dalle Confessioni, accompagnato da laReverdie. Afferente alla sfera del sacro anche l’atteso appuntamento con la quarta tappa del Progetto sulla Scuola musicale napoletana, curato da Riccardo Muti con l’Orchestra Giovanile Cherubini: l’esecuzione dell’oratorio di Niccolò Jommelli Betulia liberata (1743), su libretto di Metastasio ispirato ad un libro dell’Antico Testamento. L’evento sarà reso ancor più interessante dal confronto immediato che verrà offerto al pubblico del Festival con la messa in scena dell’opera omonima che Mozart compose sullo stesso identico libretto, nel 1771. La produzione dell’opera, realizzata in collaborazione con il Festival di Pentecoste di Salisburgo e il Palau de les Arts di Valencia, vedrà in regia Marco Gandini, in buca l’Orchestra Cherubini e sul podio il Maestro Muti. Tra gli appuntamenti più attesi segnaliamo infine, dopo gli straordinari successi di Cats, Mamma Mia, West Side Story e One Touch of Venus, un altro indiscusso capolavoro nella storia del musical: Evita, su libretto di Tim Rice e musiche di Andrew Lloyd Webber, opera che ripercorre l’eccezionale esistenza della carismatica first-lady argentina Maria Eva Duarte de Perón, la cui vicenda umana commosse la fantasia popolare di tutto il mondo nell’immediato dopoguerra.