Ravenna celebra Caravaggio
Partite le indagini del prof. Gruppioni sui presunti resti dell’artista
di Paolo Visani
Michelangiolo Merisi da Caravaggio nasce nel paese omonimo, vicino a Bergamo, nel 1573 e muore a Porto Ercole nel luglio del 1610. Indiscusso protagonista della pittura del Seicento, maestro dell’arte italiana, precursore di un genere che, coi bamboccianti, è proseguito per secoli, il Caravaggio si forma, artisticamente, nell’ambiente lombardo-veneto. Le opere “chiare” del suo primo periodo, ed in particolare la famosa tela del “Riposo durante la Fuga in Egitto” del 1593, propongono e trasmettono ancora la poetica insieme naturale ed ideale tipica del Giorgione e del giovane Tiziano.
A vent’anni si trasferisce a Roma. Qui rimane fino al 1606 quando, dopo aver ucciso un uomo in una rissa di gioco, deve fuggire prima a Napoli, poi a Malta, e quindi in Sicilia.
Muore mentre, perdonato dal papa, si accinge a rientrare a Roma, nel 1610. E viene sepolto a Porto Ercole, sull’Argentario.
E’ stata la sua una vita disperata e violenta. Ma, come spesso accade ai grandi artisti, egli ha saputo trasferire tutte le difficoltà e le tensioni, materiali e spirituali, morali e religiose, nell’arte figurativa, con una ineguagliabile carica rivoluzionaria, come chiaramente appare dalle originali opere “scure”, del periodo romano ed a seguire.
Il realismo, su cui il Caravaggio fonda a partire dal soggiorno romano la propria arte, deriva direttamente dagli ambienti religiosi in cui si è formato, e che lo conducono ad una scelta di stile che esclude il bello e punta dritto al vero. L’arte non deve essere per lui un artificio intellettuale, ma una manifestazione della morale, deve rappresentare la realtà immergendosi in essa e rivivendola, “drammatizzandola”, e non idealizzandola.
I critici del Seicento hanno spesso biasimato il Caravaggio, i suoi santi contadini coi piedi scalzi e infangati, rifiutati dai committenti, ma hanno capito da subito la sua originalità, che, con la sua tensione al realismo, ne ha fatto un ineliminabile polo dell’arte figurativa seicentesca, tutta tesa tra il sempre più crudo realismo caravaggesco da un lato e la sfrenata immaginazione del barocco dall’altro.
Alle celebrazioni per i 400 anni dalla morte dell’artista, che avranno luogo nella prossima estate, partecipa anche Ravenna. E proprio a Ravenna sono da poco partite le indagini, coordinate dal noto professor Gruppioni, per l’identificazione dei resti del pittore.
Il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni culturali, lo hanno annunciato nei giorni scorsi, e la notizia si è presto diffusa in Italia ed all’estero. “Abbiamo discusso – ha commentato Mingozzi – di quali saranno le prossime iniziative dedicate a Caravaggio che valorizzeranno il ruolo di Ravenna e della sua università, sede scientifica tra le prime al mondo per l’esame del dna risalente a epoche molto lontane. Per Caravaggio si stanno utilizzando le strutture messe alla prova fino a oggi su Pico della Mirandola e il Poliziano, sotto la magistrale direzione di Giorgio Gruppioni che, in qualità di coordinatore scientifico della ricerca e ordinario di Antropologia, sta lavorando alla identificazione dei resti del geniale artista, traslati dalla cripta del cimitero di Porto Ercole, da cui partirà la comparazione del dna con quello di un discendente della famiglia Caravaggio”. “Il presidente Vinceti – ha continuato Mingozzi - che ringrazio per la collaborazione offerta alla nostra città, si è dichiarato disponibile a proporre Ravenna quale componente del comitato promotore delle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario della morte di Caravaggio, che ricorre il 16 luglio 2010. Ci ha inoltre proposto una serie di iniziative … Tutto questo valorizzerà ulteriormente Ravenna nel percorso di candidatura a Capitale europea della cultura”.
E non a caso l’agenzia di stampa inglese Reuters è subito arrivata a Ravenna con una troupe per seguire le ricerche sui resti di Caravaggio, ed ha già iniziato a diffondere reportage in tutta Europa, tra cui un’intervista a Gruppioni e una a Mingozzi, che ha sottolineato come “Ravenna sia una delle città italiane alla ribalta in tutta Europa anche grazie all’università, in particolare in questo caso, agli studi su Caravaggio; è questa l’occasione per ribadire il felice connubio tra la Ravenna dei monumenti e quella della formazione universitaria, dell’approfondimento scientifico e delle opportunità di studio nel restauro dei beni culturali, nelle scienze ambientali e nello sviluppo dei commerci portuali”. Ravenna, ha concluso Mingozzi, “grazie alle spiagge, al proprio tessuto alberghiero in continuo miglioramento e alla bellezza della città storica e dell’ambiente vallivo, è un territorio che ha raggiunto l’anno scorso il record di tre milioni di turisti e che oggi può offrire nuove opportunità di visita ai turisti e di studio ai giovani di tutta Europa”.
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