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Tomba di Dante e Quadrarco di Braccioforte


Tomba di Dante

Costruito dall'architetto Camillo Morigia nel 1780, il tempietto conserva le ossa di Dante. L'esterno è in stile neoclassico, all'interno soppra il sarcofago un rilievo di Pietro Lombardo scolpito nel 1483 raffigura Dante davanti ad un leggio. Al centro arde una lampada votiva settecentesca alimentata con olio d'oliva degli appennini toscani, donato ogni anno dalla città di Firenze la seconda domenica di settembre. A destra una cancellata immette in un giardino denominato ' Quadrarco di Braccioforte', sotto il quale sono collocati due sarcofagi.


Indirizzo: via Dante Alighieri, 9
CAP: 48100
Località:

Ravenna

Telefono: 0544-30252
Informazioni:
Accessibilità: Zona centrale, zona semi pedonale, fermata bus a 20 m. per tutte le linee bus, parcheggio auto a m. 100, parcheggio bus a m. 20. All'interno si accede da alcuni gradini.
Nelle vicinanze Basilica di San Francesco, Giardini della Provincia e Museo Dantesco

ORARI
Orario feriale: 
fino al 31/03: 10.00 - 16.00
dal 1/04: 9.30 - 18.30
Orario festivo: 
fino al 31/03: 10.00 - 16.00
dal 1/04: 9.30 - 18.30
Chiusura: 
chiusa l'1/11, il 25/12 e l'1/1

Tariffa di ingresso: 
Ingresso gratuito

 

Le spoglie di Dante
Neppure dopo la morte Dante Alighieri potè trovare quella pace che la sua esistenza di esule gli negò, se si eccettuano gli ultimi cinque anni trascosi con i suoi figli alla corte di Guido Novello Da Polenta, signore di Ravenna. Proprio qui a Ravenna, nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, Dante morì, e il suo corpo fu posto in un rozzo sarcofago di marmo accanto alla basilica di San Francesco, la stessa dove furono celebrate le esequie. E subito cominciarono le vicissitudini delle sue spoglie mortali, colpa dei fiorentini che insistevano a rivendicarle. Un rischio che parve diventare certezza quando salirono al soglio pontificio due Medici, i fiorentini Leone X e Clemente VII. Il primo, infatti, a seguito di una supplica caldeggiata anche da Michelangelo concesse ai suoi concittadini il permesso di prelevare le ossa del poeta per portarle a Firenze, ma quando questi, una volta a Ravenna, scoperchiarono l'ara, la trovarono vuota. Le ossa erano state trafugate dai frati della vicina chiesa: attraverso un buco nel muro forarono il sarcofago e le "misero in salvo".
E le difesero con accanimento: basti dire che quando nel 1692 fu fatta la manutenzione della tomba, gli operai lavoravano sorvegliati dai soldati. Le spoglie rimasero lì fino al 1810, poi i frati, per effetto delle leggi napoleoniche che comandavano la soppressione degli ordini religiosi, dovettero lasciare il convento. Allora le seppellirono, custodite nella cassetta dove padre Antonio Sarti le aveva racchiuse nel 1677, in una porta murata dell'attiguo oratorio del quadrarco di Braccioforte: solo nel 1865 vennero ritrovate durante i restauri all' edificio nel sesto centenario della nascita di Dante. Tornarono così nel primitivo sarcofago, dove riposano tuttora, salvo una breve parentesi (marzo 1944-dicembre 1945) n cui furono tolte di nuovo e tumulate in giardino per preservarle dalla guerra.

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