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Domus
dei tappeti di pietra
Lo scavo del complesso archeologico di Via DAzeglio
Nel 1993, durante lavori edili nel centro di Ravenna, in Via DAzeglio al civico 47, è stato rinvenuto uno
fra i complessi più importanti dellarcheologia italiana.
Iniziato in seguito ad un rinvenimento casuale e proseguito poi fin oltre la metà del 1995, lo scavo ha
permesso infatti di esplorare tutta la complessa situazione stratigrafica relativa alla vita della città, dai giorni
nostri fino alle sue più antiche origini.
I lavori, svolti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici entro unarea cortilizia ove era programmata
la costruzione di un garage sotterraneo, hanno coinvolto, a vari livelli, oltre alla proprietà che eseguiva
anche i lavori edili, tutte le maggiori autorità di Ravenna, enti ed associazioni, scuole e volontari.
Leccezionale interesse suscitato anche presso lopinione pubblica è stato determinato soprattutto dalla
presenza di abbondanti e ricche superfici musive, alcune figurate e policrome. Lattenzione si è focalizzata
specialmente su un edificio di epoca bizantina nel quale, oltre a pavimentazioni di buon livello, in ottimo
stato di conservazione, è stata riscontrata la presenza di un emblema, cioè di un riquadro figurato, eccezionale
per il VI secolo. Il quadro raffigura la danza dei Geni delle Stagioni, motivo di derivazione classica caduto
in disuso allepoca, e mostra una tecnica musiva notevolissima. Di importanza analoga sono però anche le
pavimentazioni di altri edifici. Alla fase immediatamente anteriore a quella bizantina appartiene unaltra
struttura, cui compete un altro mosaico figurato, forse con limmagine di un Buon Pastore. Ad uno degli
edifici più antichi, una domus probabilmente di età augustea, è riferibile un mosaico circolare con due pugili;
sono conservati, inoltre, altri due emblemata, purtroppo frammentari. Gli edifici rinvenuti presentano tutti
pavimenti in marmo o in mosaico, una documentazione eccezionale, per unestensione di circa 1200 m2 di
pavimentazioni, che offre una campionatura fondamentale per la conoscenza del mosaico pavimentale a
Ravenna e nellItalia Settentrionale.
Lo scavo è localizzato allinterno della città di età romana e bizantina, entro il settore a maglie ortogonali,
nel punto in cui esso, a nord, ha come confine il corso del Flumisello, vicino alla sua confluenza con il fiume
Padenna. Larea è compresa entro la cinta delle mura tardoromane, nelle sue immediate vicinanze. La rete
viaria attuale corrisponde solo in parte a quella antica: lo scavo ha dimostrato che la Via DAzeglio conserva
landamento ma non la posizione della strada di età romana; il quartiere dovette avere anche in antico
destinazione abitativa, come è dimostrato dalla relativa lontananza dai centri politici ed economici della
città. La situazione subì però modifiche nel corso dei secoli: lo scavo ne ha dato ampie indicazioni.
I lavori hanno interessato unarea approssimativamente di metri 22 per 35, fino alla profondità di metri 6,50,
raggiunta solo nella parte centrale dello scavo; la presenza di abbondantissima acqua di falda e soprattutto
la sicurezza degli edifici circostanti lo scavo, hanno portato alladozione di tecniche di lavoro specifiche,
in modo da ottenere i migliori risultati dal punto di vista scientifico.
La particolare situazione geomorfologica di Ravenna, con il fenomeno della subsidenza, cioè dellabbassamento
naturale del terreno e il conseguente innalzamento delle acque di falda, porta necessariamente a demolizioni
e ricostruzioni continue, collegate e intervallate da riempimenti di vario genere e natura; in via DAzeglio
questa stratificazione interessa situazioni ed epoche diverse. Le principali fasi identificate, dallalto verso
il basso, sono le seguenti:
- edificio del XVII o XVIII secolo, non identificato, del quale restano parti delle fondazioni;
- canale o fosso di scarico di epoca bassomedievale e rinascimentale, con ceramiche e scarti di pasto;
- casa medievale, databile al X XI secolo; localizzata nel settore nord del complesso, occupa parte degli
spazi delledificio bizantino e della strada;
- necropoli altomedievale, con tombe di varia tipologia e corredi databili dal VII allXI secolo;
- palazzetto bizantino, con ambienti scaglionabili nel corso del VI secolo; sono state scavate, in tutto o in
parte, 14 stanze, tutte pavimentate in opus sectile, cioè in marmi, o in mosaico; ma il palazzetto era dotato
anche di spazi aperti, giardini o cortili;
- strada basolata, trasversale allo scavo: è stata tagliata dallatrio del palazzo bizantino; vi sono state
individuate 4 fasi di utilizzo, la più antica risale almeno al I secolo a.C.; la strada divide lo scavo in due
settori;
- nel settore nord, sotto la fase bizantina sono stati identificati:
- edificio del IV V secolo a destinazione non accertata, con mosaici;
- impianto termale romano, databile al III secolo, con vasche in marmo e mosaico e un ambiente in sectile;
- domus del II secolo con pavimenti in mosaico bianconero;
- edificio del II I secolo a.C. con varie fasi duso;
- nel settore sud sono stati identificati:
- strutture pertinenti a una o due domus di epoca tardoimperiale, con pavimenti musivi;
- domus di età augustea, con fauces e probabili botteghe, vestibolo, atrio con impluvium, con importanti
pavimentazioni in mosaico;
- strutture di età repubblicana, confluite nella domus augustea.
In tutta larea dello scavo, sotto gli edifici, è presente inoltre uno strato di occupazione semisterile, con
materiali del IV III secolo a. C. sparsi nella sabbia: si tratta certamente della stessa fase, considerata
genericamente etrusco-umbra, incontrata nei pozzi stratigrafici nella vicina zona di Via Morigia, in cui però
si sono incontrati anche resti di probabili abitazioni su fondazioni in pali.
Questa sommaria elencazione dà, forzatamente, unimpressione solo parziale della complessità e
dellimportanza
dello scavo. È sufficiente rilevare che tutti gli edifici sopra indicati sono stati visti solo in parte in
quanto
tagliati dalle pareti dellinvaso di scavo, bloccate da pali in ferro e cemento per impedirne il crollo; nonostante
ciò, è stato possibile ricostruire gran parte dei prospetti degli edifici sulla strada, identificarne le
planimetrie
e proporne delle interpretazioni.
Indipendentemente dalla presenza della casa medievale e della necropoli altomedievale, anchesse
importantissime per la conoscenza di periodi scarsamente noti, è da sottolineare linteresse delledificio
bizantino, e non solo per la conoscenza del mosaico. Si tratta, infatti, dellunico caso a Ravenna di un edificio
a destinazione privata, non religiosa, di cui si siano conservati assieme almeno parzialmente la pianta e
lapparato decorativo.
Ledificio è stato realizzato unendo con un atrio trasversale i due settori a nord e a sud della strada, che fino
a quel momento avevano avuto un destino edilizio diverso. La strada pubblica viene trasformata nellaccesso
monumentale di un edificio sicuramente privato: da ciò si può dedurre limportanza del proprietario del
complesso, forse un funzionario di corte, che è potuto intervenire così pesantemente nella topografia urbana.
Il palazzetto sembra presentare almeno tre fasi: la prima, databile entro linizio del VI secolo, comprende
ledificazione nel suo insieme, con latrio, una sala di rappresentanza in mosaico, due ambienti pavimentati
in sectile e un probabile giardino a nord, altri ambienti in mosaico, un probabile grande ninfeo e un cortile
con fontana a sud. Successivamente, a sud viene costruito un altro grande ambiente di rappresentanza, la
stanza con il mosaico della danza dei Geni delle Stagioni, e altri ambienti ad esso annessi. Nella terza e
ultima fase, la stanza dei Geni viene prolungata verso ovest con unulteriore pavimentazione musiva e altre
stanze vengono ripavimentate in mosaico di tecnica più povera e approssimativa. La maggior parte delle
stanze aveva pareti dipinte, ma restano anche frammenti di stucchi e di tarsie parietali.
I mosaici delledificio bizantino appartengono a tipologie diverse; latrio ha un motivo a riquadri con
riempitivi variati; la sala di rappresentanza un grande rosone; gli altri ambienti hanno motivi, prevalentemente
a tappeto, di elementi geometrici più o meno complessi, a policromia variata, più spenta nei mosaici più
tardi. Il riquadro della danza dei Geni delle Stagioni è inserito in un tappeto di tipo comune, a quadrati
variamente collegati, che trova numerosi confronti in zona, come ad esempio nel complesso noto come
palazzo di Teodorico ma certamente non riferibile, almeno integralmente, al Re goto. Lanomalia è data
dallinserimento dellimmagine figurata, secondo una impostazione che trova confronti nellImpero Bizantino
dOriente, non in Italia; ciò logicamente può portare alla formulazione di ipotesi, per il momento non
controllabili, sulla provenienza del proprietario delledificio. Invece, le maestranze che qui hanno lavorato
erano certamente locali, come dimostrano la tecnica e i materiali utilizzati.
Molto problematico è anche ledificio immediatamente sottostante il palazzetto bizantino, di cui in parte
esso riutilizza le strutture: il lato nord della strada venne completamente ristrutturato, presumibilmente
ancora nel corso del IV secolo, con la costruzione di grandi fondazioni in blocchi di pietra di riutilizzo su
palate in legno. Laccesso era uno spazio aperto, forse un cortile, su cui si aprivano a est alcuni ambienti,
uno dei quali con una vasca ricavata dal riutilizzo delle vasche dellimpianto termale romano sottostante.
Lambiente maggiore presenta, entro un tappeto ad annodamenti, limmagine di un giovane in abbigliamento
pastorale, in atto di accarezzare una delle due pecore che si trovano ai suoi piedi; due uccelli ai lati del capo
e una siringa appesa ad un albero completano limmagine, che non corrisponde completamente alle tipologie
usuali né del Buon Pastore né di divinità pastorali pagane in genere. Nel caso la figura sia da identificarsi
con unimmagine sacra, non ne consegue necessariamente che ci si trovi di fronte ad un edificio di tipo
religioso, ma forse ad uno spazio privato con ambienti destinati a scopi diversi; lunica altra stanza, di cui
si conserva il mosaico, infatti, entro un bel tappeto geometrico, reca un riquadro in tessere in pasta vitrea,
frammentato ma probabilmente con una scena di caccia.
Gli altri edifici rinvenuti, indipendentemente dalla loro varietà, rivestono particolare importanza proprio
perché restituiscono parti di planimetrie identificabili; la domus del II secolo, presumibilmente adrianea,
ha un vestibolo con soglia di passaggio al grande atrio e ambienti duso fiancheggianti il vestibolo, tutti
pavimentati in mosaico bianconero geometrico e floreale, secondo tipologie ampiamente conosciute in zona.
La domus del I secolo, invece, per la prima volta presenta nel Ravennate una tipologia con fauces, vestibolo,
atrio con impluvium, ampiamente conosciuta in Italia Centrale e Meridionale, ma molto meno diffusa
nellItalia Settentrionale; la raffinatezza della decorazione musiva, di cui la raffigurazione con i pugili è solo
un esempio, è indicativa dellimportanza, anche economica, del suo proprietario, probabilmente collegato
alla presenza a Ravenna del porto militare (con gli interessi ad esso intrecciati).
Lo scavo di Via dAzeglio ha dato materialli abbondantissimi; linteresse si è appuntato soprattutto sui
mosaici, ma non bisogna dimenticare la presenza dei pavimenti in tarsia marmorea, i sectilia, che nel mondo
antico avevano un valore economico rilevantissimo e che documentano ancora di più limportanza dei
complessi. Abbondantissimi anche gli altri elementi decorativi: sono stati recuperati frammenti di statue e
di bassorilievi, di capitelli e di candeliere, che forniscono ulteriori indicazioni sulla ricchezza della zona
in alcune almeno delle sue fasi duso. Bisogna rilevare, infatti, che, a causa della subsidenza e del conseguente
degrado, tutti gli edifici mostrano di aver attraversato un periodo di abbandono o di un uso improprio, prima
della loro successiva riedificazione. Ad esempio, la casa augustea venne probabilmente almeno in parte
trasformata in magazzino e i mosaici del vestibolo sono segnati e consunti dal passaggio di ruote di carri;
su di essi poi si ammucchiano riempimenti diversi, quindi le nuove occupazioni con la riedificazione.
Maria Grazia Maioli
Direttore del Centro Operativo Archeologico di Ravenna
Ispettore della Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia Romagna
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