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Domus dei tappeti di pietra

 

Il progetto di allestimento

 

La Domus dei Tappeti di Pietra costituisce il culmine di un percorso museale, che inizia in Via Barbiani con l’attraversamento del giardino antistante la chiesa di S. Eufemia, ultimata nel 1742-1747 dall’architetto riminese Gian Francesco Buonamici, negli stessi anni attivo nel cantiere del Duomo di Ravenna. Una volta entrato nell’aula a pianta centrale, il flusso dei visitatori inizia a seguire il percorso di ingresso, situato a sinistra dell’altare, mentre consente a destra il deflusso di quello in uscita.
Quindi si entra nella Sala dei Cento Preti, in cui si trova il pozzo presso il quale Sant’Apollinare, patrono della Regione Emilia Romagna, battezzava i primi cristiani ravennati: per l’occasione la sala č nuovamente decorata con le lunette del Barbiani. Transitando poi nella chiostrina vetrata, in cui sono ubicati bookshop e servizi, inizia la discesa nella Domus ipogea.
Il grande invaso sotterraneo č costituito da una vasca in cemento armato, sviluppata su una superfice di circa 800 metri quadri, su cui poggiano le strutture portanti del fabbricato superiore, posizionate in modo da seguire la traccia della preesistenza archeologica e da consentire il ripristino nel sito originario dei mosaici e dei pavimenti in opus sectile del periodo bizantino (VI secolo), degli spiccati murari di separazione alle stanze risalenti al periodo medesimo e del basolato in trachite della strada romana.
Mosaici e lastre in opus sectile sono stati riposizionati su pavimento galleggiante, al fine di creare un’intercapedine areata sotto i reperti.
I pavimenti sono illuminati da una griglia omogenea di faretti con fascio di luce esclusivamente zenitale, che favorisce la concentrazione del visitatore verso il basso, complice la tinta blu notte del soffitto.

La visita alla Domus si snoda in senso orario lungo un percorso anulare prevalentemente perimetrale, costituito da una passerella leggermente sopraelevata, dotata di un autonomo impianto di illuminazione.
Mentre transita in fregio alle stanze, la passerella si dispone sull’andamento dei muri, ora scomparsi, di separazione tra le stanze bizantine. Nei punti in cui la passerella sovrasta un pavimento musivo, il suo piano di calpestio diventa trasparente per non pregiudicare la lettura della decorazione in tessere di pietra (stanze 6, 9, 10).
Giunto all’interno della sala, il visitatore č immerso in una penombra diffusa, in cui emergono i pavimenti illuminati a luce piena.
La visita ha inizio dalla stanza archeologica numero 1, il grande spazio quadrato con motivi geometrici e quattro kantaroi (vasi) angolari. Quindi si passa alla stanza 12, in cui viene riposizionato a parete il mosaico del Buon Pastore, e alla 11: entrambe presentano pavimenti in opus sectile. Si raggiunge poi la strada romana, in cui si sosta al centro dell’ambiente, davanti alla stanza 2, atrio di collegamento tra i due blocchi urbani situati ai lati della strada medesima, in origine caratterizzata da un arco trionfale.
Seguono le stanze musive 3, 4, 5 e 6, che preludono all’affaccio sulla stanza 10, situata sull’asse del muro di confine tra le stanze 10 e 3; si tratta dell’evento principale del gruppo di stanze esposte, sia per dimensioni (circa 100 metri quadri), sia per le presenze dell’emblema (in copia a gesso) della Danza dei Geni delle Quattro Stagioni, e del mosaico pavimentale susseguente a quello della stanza 10, ricollocato in postura parietale nella parete occidentale opposta all’affaccio medesimo.
Il percorso ha termine con il ritorno alla piazzola d’ingresso, dove viene esposto a cavalletto il mosaico originale della Danza dei Geni delle Quattro Stagioni.
Il visitatore conclude l’itinerario risalendo la scala d’accesso, rientrando nella chiostrina e seguendo il percorso a senso unico di uscita attraverso la chiesa.
Paolo Bolzani
Architetto - Curatore dell’allestimento