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Domus
dei tappeti di pietra
Il
percorso di visita
Il
percorso museale è stato realizzato risolvendo brillantemente i problemi
funzionali ed architettonici connessi al sistema d'accesso alla Domus ipogea,
l'ingresso al sito archeologico è nell'attigua Chiesa di
Sant'Eufemia, in Via Barbiani, un piccolo edificio religioso del '700. Il
tragitto sarà un cammino a ritroso nel tempo e consentirà ai visitatori di
passare dalla Ravenna tardo barocca alla Ravenna bizantina. Il flusso dei
visitatori inizia a seguire il percorso di ingresso, situato a sinistra
dell'altare, mentre consente a destra il deflusso di quello in uscita. Quindi si
entra nella Sala dei Cento Preti, in cui si trova il pozzo presso il
quale Sant'Apollinare battezzava i primi cristiani ravennati: per
l'occasione la sala è nuovamente decorata con le lunette del Barbiani.
Transitando poi nella chiostrina vetrata, in cui sono ubicati bookshop e
servizi, inizia la discesa nella Domus ipogea.
Il grande invaso sotterraneo è costituito da una vasca in cemento armato,
sviluppata su una superfice di circa 800 metri quadri, su cui poggiano le
strutture portanti del fabbricato superiore, posizionate in modo da seguire la
traccia della preesistenza archeologica e da consentire il ripristino nel sito
originario dei mosaici e dei pavimenti in opus sectile del periodo bizantino
(VI secolo), degli spiccati murari di separazione alle stanze risalenti al
periodo medesimo e del basolato in trachite della strada romana. Mosaici e
lastre in opus sectile sono stati riposizionati su pavimento galleggiante, al
fine di creare un'intercapedine areata sotto i reperti. I pavimenti sono
illuminati da una griglia omogenea di faretti con fascio di luce
esclusivamente zenitale, che favorisce la concentrazione del visitatore
verso il basso, complice la tinta blu notte del soffitto. La visita alla
Domus si snoda in senso orario lungo un percorso anulare prevalentemente
perimetrale, costituito da una passerella leggermente sopraelevata, dotata
di un autonomo impianto di illuminazione. Giunto all'interno della sala, il
visitatore è immerso in una penombra diffusa, in cui emergono i pavimenti
illuminati a luce piena
Si potranno così ammirare nel loro impianto originario le splendide superfici
musive, figurate e policrome, frutto di una tecnica notevolissima, come "la
Danza dei Geni delle Stagioni", rarissima iconografia che mostra i geni
delle stagioni danzare in cerchio al suono di una siringa, o la figura del
"Buon Pastore" in una versione differente dall'usuale
iconologia cristiana. E ancora frammenti di emblemata e fantasiosi motivi
geometrici che decoravano stanze di rappresentanza, corridoi, cortili e ninfei
di quello che probabilmente era il sontuoso palazzo di un personaggio di rango
della corte ravennate.

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